Cosa c'entra la ricerca al Merano WineFestival? Più di quanto si possa pensare. Prima ancora che venerdì si sollevi il primo calice per l'apertura dell'edizione dell'anniversario, alle ore 9:00 il Teatro Puccini sarà dedicato alla scienza: il summit “Breath and cry of the earth” entra in una nuova edizione. È stato ideato per discutere le conseguenze del cambiamento climatico sulla viticoltura e le possibili soluzioni. Anche quest'anno la International Viticulture & Enology Society (IVES) figura tra i partner.
FLASHBACK: MERANO WINEFESTIVAL 2025
Ad aprire il Summit sono state due personalità di altissimo livello: Helmuth Köcher, fondatore e anima dell'evento, e Julien Dumercq, direttore dell'IVES – International Viticulture and Enology Society, che ha moderato i panel tecnici curati dalla società internazionale.
Köcher è un volto noto per chiunque segua il WineFestival. Il WineHunter che da oltre trent'anni setaccia il mondo alla ricerca delle eccellenze enogastronomiche e che, anno dopo anno, riesce a sorprendere sia il pubblico che gli addetti ai lavori con un format capace di unire degustazione, cultura e ricerca. Dumercq, dal canto suo, ha portato la prospettiva di chi coordina la comunità scientifica internazionale in campo vitivinicolo, offrendo il perfetto contrappeso alla dimensione più sensoriale ed emotiva del festival.
Da un lato l'intuito dell'esploratore. Dall'altro la precisione della scienza. Ma cosa li teneva, in realtà, uniti?
LA VITE ALLA PROVA DEI FATTI
La risposta è arrivata dai due interventi successivi, tenuti da due ricercatrici che al CIRVE e al C3A, i centri di ricerca in viticoltura ed enologia delle Università di Padova e Trento, trascorrono le loro giornate ponendo alla vite domande che il pubblico si pone raramente.
Monica Canton ha aperto le danze con uno sguardo alla fisiologia vegetale: come gestisce la vite — o quali difficoltà incontra nel farlo — le proprie riserve di carbonio in un clima sempre più imprevedibile? Rachele Nieri ci ha guidati, da una prospettiva scientifica completamente diversa, in un territorio che ricordava quasi lo spionaggio: vibrazioni, duetti d'amore intercettati, comunicazioni hackerate. Ha affrontato la questione di come contenere la diffusione della Flavescenza dorata senza spruzzare un solo grammo di insetticida.
Due livelli di osservazione completamente differenti: quello molecolare della pianta, quello etologico dell'insetto. Una grande domanda in comune: come si fa viticoltura quando le regole del gioco cambiano sotto i propri piedi? O, per essere più precisi: sotto le radici?

LA VITE CHE RACCONTA IL CARBONIO
Una pianta che ogni giorno deve decidere come spendere i propri risparmi. Non è un'immagine poetica, ma è esattamente ciò che fa la vite quando gestisce il proprio bilancio energetico, e il cambiamento climatico le rende la vita sempre più difficile. Al Summit del Merano WineFestival, Monica Canton del CIRVE – Centro Interdipartimentale per la Ricerca in Viticoltura ed Enologia dell'Università di Padova ha portato la questione direttamente al cuore della fisiologia vegetale.
LO ZUCCHERO CHE NON SI VEDE La fotosintesi la ricordano tutti dai banchi di scuola. Meno nota è la seconda vita di questo zucchero una volta prodotto. Una parte diventa struttura: legno, germogli, foglie. Un'altra parte viene messa da parte, come una riserva sotto il materasso: i carboidrati non strutturali, amido e zuccheri solubili, che vengono immagazzinati soprattutto nel legno e nelle radici. Sembra un dettaglio tecnico da laboratorio. Ma non lo è. Perché è proprio questa riserva a permettere alla vite di ripartire ogni primavera, prima ancora che le foglie siano in grado di lavorare. È il conto corrente della pianta. E come ogni conto corrente, entra sotto pressione nei momenti di crisi.
QUANDO IL CLIMA SPARIGLIA LE CARTE Temperature in aumento, estati sempre più asciutte, un'atmosfera con sempre più CO2: tre variabili con un unico punto di impatto, il bilancio del carbonio della vite. Il calore anticipa le fasi fenologiche e accelera il metabolismo. Lo stress idrico costringe la pianta a chiudere gli stomi per non perdere umidità.Una difesa che però, per così dire, le toglie anche l'aria e frena la fotosintesi proprio quando ce ne sarebbe più bisogno. E il CO2 in eccesso? Un'arma a doppio taglio, il cui effetto dipende fortemente da come interagisce con caldo e siccità. Il risultato? Una pianta che nelle d'annate più dure deve scegliere tra la sopravvivenza nell'immediato e la provvista per il domani. E sceglie quasi sempre la prima. Arrivando all'inverno con le tasche più vuote del solito.
PERCHÉ NON È SOLO UN PROBLEMA DA BOTANICI
Riserve scarse in autunno significano un germogliamento più debole la primavera successiva. Significano piante meno pronte a reagire a una gelata tardiva o a un attacco improvviso. Significano, in ultima analisi, meno uva e meno qualità, parole che in cantina pesano più di qualsiasi formula chimica. Comprendere questi meccanismi non è un esercizio accademico: è la base su cui si costruiscono le scelte di domani, dalla gestione della chioma alla selezione di cloni più efficienti nella gestione delle proprie riserve. In fondo, la vite non ha bisogno di parlare per farsi capire. Basta guardare cosa fa con il suo carbonio.

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LE VIBRAZIONI DEL TUO NEMICO
Si immagini una foglia di vite come una linea telefonica clandestina. Attraverso questa linea, due piccoli insetti si scambiano messaggi che nessun orecchio umano può sentire, a meno di non avere lo strumento giusto a portata di mano.Rachele Nieri, ricercatrice presso il Centro Agricoltura Alimentazione Ambiente (C3A) dell'Università di Trento, quello strumento ce l'ha, e al Summit del Merano WineFestival ha mostrato come intercettare, o meglio "hackerare", questa conversazione per contenere una delle malattie più temute della viticoltura europea.
UN NEMICO CHE STA IN UN DITALE
Lo Scaphoideus titanus non fa paura a guardarlo: poco più di mezzo centimetro, originario dell'America del Nord, arrivato in Europa quasi per caso. Ma l'apparenza inganna. Nutrendosi della linfa della vite, questa cicalina trasmette inconsapevolmente un fitoplasma responsabile della Flavescenza dorata, una malattia contro la quale ancora oggi non esiste cura. L'unica arma resta l'estirpazione delle piante infette. Oppure, per l'appunto, fermare l'insetto prima che faccia danni.
IL LINGUAGGIO SEGRETO DEGLI INSETTI
Si chiama biotremologia, ed è la scienza che studia come gli animali comunicano attraverso le vibrazioni. Non suoni nell'aria, ma segnali che viaggiano attraverso foglie, germogli, legno. Un campo di ricerca rimasto ai margini per decenni. Eppure oltre 200.000 specie animali non conoscono altro linguaggio.Nello Scaphoideus titanus, il rituale di corteggiamento ruota esattamente attorno a questo: il maschio vibra, la femmina risponde e tra i due si crea un duetto che porta all'accoppiamento. Nessun contatto fisico. Solo linfa, legno e frequenze.
INTERROMPERE IL DUETTO, FERMARE L'EPIDEMIA
E se si potesse disturbare proprio questa conversazione prima che vada a buon fine? È l'idea, semplice sulla carta ma tutt'altro che banale nella realizzazione, al centro della ricerca a cui ha contribuito Nieri. In natura ciò avviene già spontaneamente: quando più maschi si contendono la stessa pianta, quelli esclusi dal duetto emettono segnali di disturbo che imitano i segnali di rivalità e interrompono la conversazione della coppia. Da qui è nata l'idea di riprodurre il fenomeno artificialmente: dispositivi elettronici, i cosiddetti "shaker", fissati ai pali del vigneto a distanze tra i 30 e i 50 metri, che emettono vibrazioni sintetiche capaci di scompaginare il corteggiamento degli insetti. I duetti si interrompono. Gli accoppiamenti diminuiscono. E con essi la diffusione della malattia.
LA DIFESA SENZA CHIMICA Nessun insetticida, nessuna sostanza chimica tra i filari: solo segnali sintonizzati con precisione sulla lunghezza d'onda del nemico. Certo, la tecnica richiede precisione: copertura uniforme della vegetazione,intensità del segnale calibrata, trasmettitori ben posizionati. Ma il principio di fondo resta di una semplicità quasi disarmante. Un tempo la comunicazione vibrazionale degli insetti era una curiosità per entomologi. Oggi è una delle strategie più promettenti per la viticoltura sostenibile di domani. E se c'è una lezione da portare a casa è questa: a volte la miglior difesa non consiste nell'attaccare il nemico, ma semplicemente nell'imparare la sua lingua.
IL SUMMIT 2026
Al centro dell'attenzione ci sono cinque lavori di ricerca nei settori della viticoltura e dell'enologia: di Francesco Mirone e Sara Zanella del Centro di Ricerca per la Viticoltura e l'Enologia (CIRVE) dell'Università di Padova, di Valeria De Rosa del Centro C3A dell'Università di Trento e di Matteo Migliorini dell'Università di Verona; le conclusioni saranno affidate a Emanuele Boselli della Libera Università di Bolzano. I contenuti riguardano gli effetti del cambiamento climatico, la risposta della vite allo stress ambientale e l'impiego di nuove tecnologie – temi che, ormai, nessuna cantina può più permettersi di rimandare.
La pratica segue a ruota. Nello stesso giorno, TasteTerroir – bio&dynamica mostra dove può condurre il viaggio in vigna e in cantina: vini biologici, biodinamici e naturali, vini da vitigni resistenti (PIWI), vinificazione in anfora e persino affinamento subacqueo.
Fonti:
meranowinefestival.com
winenews.it
cirve.unipod.it
georgofili.it
en.wikipedia.org
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